
In questi giorni sto tentando, con grande difficoltà, di rileggere il libro di Javier Marias “Domani nella battaglia pensa a me”
Questa è una delle letture più pesanti e sofferte che mi siano capitate.
Sono conscio dell’importanza e della validità del racconto e, quindi, cerco di andare avanti stringendo i denti ma è difficile.
Questo è, probabilmente, un libro che o si ama o si detesta. Io, con grande fatica, cerco di non farmi trascinare nella seconda categoria.
La narrazione è infarcita di dettagli, flash back, introspezioni che rischiano di ammazzarti.
L’idea è fondamentalmente buona, la donna amante di una sera che ti muore tra le braccia e tu che vieni rapito nella sua vita precedente ed in quella seguente della sua famiglia in modo morboso e totalizzante.
La domanda “e io cosa avrei fatto?” ti perseguita continuamente.
Una buona idea di base, senz’altro, ma che sviluppo!
Il concetto “tutto quello che accade non accade davvero se non è conosciuto e raccontato” è affascinante ma i periodi eterni senza interpunzioni sono mortali.
Eppure...
Eppure uno scrittore così pesante, che inciampa così spesso nella narrazione, quando si esprime sul nostro Silvio Berlusconi è capace di un’analisi spietata, lucida, sintetica come nessuno.
Leggete cosa ha dichiarato nel 2002 e ditemi se non lo si ama a prima vista: